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“Il Tratado de Libre Comercio puzza”, il Costa Rica festeggia il 1 maggio 8 maggio 2007

Posted by ilduca00 in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, ECONOMIA E SOSTENIBILITA', POLITICA E COOPERAZIONE.
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Luglio 2006, dopo mesi di negoziazioni segrete il presidente Rodriguéz del Costa Rica firma il Trattato di Libre Comercio con gli Stati Uniti d’America, accordo che istituisce un regime commerciale speciale tra il Costa Rica e gli USA, abolendo i dazi doganali per una serie di prodotti, soprattutto agricoli; il trattato ha come obiettivo la creazione di una zona commerciale franca in cui le imprese costaricense e statunitensi possano scambiare prodotti e effettuare investimenti senza le attuali limitazioni e imposte.

Attualmente il TLC è in vigore tra gli Stati Uniti e tutti i paesi del Centro America; il Costa Rica è l’unico paese che non l’ha ancora ratificato. In Messico, il solo paese in cui è in vigore da qualche anno (1994), le condizioni economiche sono peggiorate: come segnala il rapporto “Mexico e los Derechos Humanos en el 2007” della ONG CEJIL, l’economia è divenuta instabile, dipendente dalle esportazioni e con un alto grado di privatizzazione dei servizi pubblici. Inoltre il Messico si trova in una situazione di tremenda disugualianza nella distribuzione della ricchezza: quasi 30 milioni di persona vivono in una estrema povertá, mentre il 40 per cento della ricchezza del paese è concentrata nel 5 per cento della popolazione. Il Banco Mondiale ha segnalato il Messico tra i dieci paesi al mondo con maggiore disugualianza sociale.

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1 Maggio 2007. Sole caldo, giornata di festa, quell’aria silenziosa che precede le mobilitazioni di popolo. Avvicinandosi verso il centro di San José si scorgono baracchini con bandiere e spille, che stanno preparando gli spuntini fumanti aspettando i clienti, passanti sostano ai lati della strada aspettando il corteo, giovani donne isolate si affrettano, risalgono gli isolati fino al Parque Central. Sono migliaia, una moltitudine in marcia piena di colori e suoni. Dalle 9 hanno cominciato a radunarsi studenti, ambientalisti, cooperanti, agricoltori, lavoratori. È la loro festa, la festa di tutti coloro che lavorano e vogliono anche cantare, correre, gridare la loro contrarietà al TLC. Hanno preparato striscioni simpatici che ironizzano sulle qualità sessuali del presidente, tamburi, mayorette, balli indigeni e cori. I vecchietti ricordano gli eroi cubani al microfono, gli universitari temono per il loro futuro impiego, le madri per l’assicurazione sanitaria per i figli; all’orizzonte appare un Don Chisciotte di cartapesta a memoria di come combattano contro i mulini a vento.I partecipanti hanno un sorriso stampato in viso e la loro bandierina del Costa Rica in mano, sventolante. Sono lì a manifestare per il loro paese, perché non venga svenduto, perché possano partecipare alle decisioni che direttamente li riguardano, per acquistare una visibilità nazionale, per convincere il loro vicino imprenditore di caffè che gli stanno mettendo una carotina sotto il naso mentre il carotone arriva alle spalle.

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Anche ad inesperte menti appare evidente come la differenza enorme di sviluppo economico che esiste tra USA e Costa Rica possa essere decisiva nell’analizzare le conseguenze che avrebbe il TLC sulla loro economia. La creazione di uno spazio di libera concorrenza apporta benefici ai tutti partecipanti nel momento in cui i soggetti partono da simili condizioni economiche e strutturali. L’Europa infatti accompagna l’integrazione nel mercato unico dei paesi del’est con una serie di incentivi e facilitazioni che hanno come obiettivo la crescita dell’economia in modo tale che si raggiunga velocemente un grado di sviluppo economico simile a quello degli Stati europei occidentali.

Il Costa Rica è un paese in via di sviluppo con un PIL pari allo 0,54 per cento di quello USA; è costituito da piccole e medie imprese che avrebbero notevole difficoltà a concorrere con le loro equivalenti americane, le quali oltre ad essere strutturalmente più solide e grosse, ricevono sussidi statali. È evidente come la maggiore produzione e i prezzi inferiori dei prodotti statunitensi non gravati da imposte consenta alle imprese USA di invadere il mercato costaricense, mentre pare improbabile il contrario, mettendo in seria difficoltà le aziende che non ridurranno i costi di produzione. Ed è tristemente noto come i primi costi che vengono tagliati dalle imprese latino americane siano i fondi destinati alla sicurezza e alla prevenzione dell’inquinamento, e la manodopera in soprannumero. Dopotutto è lo stesso TLC che stabilisce la prevalenza dell’interesse commerciale sulla legislazione in tema di sicurezza lavorale, ambiente, educazione, assicurazioni sociali e sanità (Art. 1)

Non si capisce quindi come mai il Presidente Arias, recentemente eletto, si spenda con anima e corpo in favore dell’approvazione di un trattato che avrà conseguenze negative sull’economia e sulla società costaricense. Il TLC si applicherà alle produzioni di riso, fagioli, caffè, principali esportazioni del paese, e a tutta una serie di prodotti agricoli, sanitari, tecnologici e in generale a tutti i beni commerciabili. Inoltre il trattato, negoziato segretamente dal suo predecessore, è a forte rischio di incostituzionalità, come segnalato da una ventina di professori di diritto dell’università del Costa Rica. Il presidente potrebbe quindi smarcarsi dal suo predecessore chiedendo agli USA una rinegoziazione dell’intero trattato portando avanti gli interessi nazionali tipici e le richieste di gran parte delle classe sociali. Invece ha dichiarato che sogna la notte quanti benefici porterà al suo paese. Forse stava pensando agli introiti della sua azienda, esportatrice in tutta America di alcool, recente business latino americano, la quale grazie al TLC avrà maggiori accessi al mercato statunitense.

Aiutati dalla ricorrenza internazionale la marcia del 1 maggio ha avuto una buona partecipazione di pubblico anche se non ai livelli del 26 febbraio quando trecentomila persone (su 4 milioni di abitanti, è come se in Italia si radunassero 5 milioni di persone) sfilarono per le strade della capitale contro la ratificazione del TLC. Il movimento del no al TLC aveva convocato la manifestazione con mezzi di fortuna, come il passaparola e internet, poiché televisioni e giornali nazionali avevano cercato di condannare la protesta all’invisibilità, salvo poi decidere di parlarne solo per denigrare ed attaccare i partecipanti. Il movimento è un felice esempio di mobilitazione popolare in cui persone con gli interessi più disparati si uniscono nella lotta contro un trattato che può compromettere la costituzione del paese e il loro futuro sociale e lavorativo; è un movimento democratico, senza leader, di aggregazione popolare, privo di implicazioni politiche, spontaneo, che utilizza internet per diffondersi. Nonostante sia stato accusato di essere un movimento di perdigiorno trozkisti, formato da poche centinaia di persone, è riuscito ad ottenere la convocazione di un referendum che decida sulla ratificazione del TLC, dimostrando che forse scendere in piazza fa bene alla democrazia. Il referendum svolgerà a settembre 2007, speriamo.

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Andrea Cerami