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COOPI E LE MIGRAZIONI 18 aprile 2007

Posted by francescostaro in POLITICA E COOPERAZIONE.
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Una ricetta per mettere in discussione le proprie certezze e sfatare falsi miti? Lavorare nel campo delle migrazioni. Ciò vale soprattutto per una organizzazione non governativa che, abituata a lavorare prevalentemente in paesi terzi, potrà trovare in un progetto dedicato ai migranti domande scomode e stimolanti.

Secondo Petra Mezzetti, ricercatrice presso il CeSPI intervenuta ad un recente incontro sul tema organizzato da COOPI – Cooperazione Internazionale a Milano, le migrazioni di oggi sono “turbolente”: «La povertà da sola non basta a spiegare perché si emigra», spiega. «Ad esempio, studi recenti dicono che si emigra di meno quando i benefici immediati dello sviluppo economico iniziano ad affievolirsi», in piena contraddizione con le aspettative più comuni. Riguardo alla popolazione migrante «il 50% sono donne. Quali sono le ripercussioni sul welfare della società di partenza?».

COOPI lavora in questo settore dal 2002 su progetti di co-sviluppo con persone oggi residenti in Italia e di reiserimento nel paese di origine. I primi risultati sono arrivati con una attività di rafforzamento del capitale sociale all’interno delle comunità senegalesi di Milano, Torino, Bergamo e Brescia. Il progetto prevedeva la promozione di progetti di sviluppo in Senegal dopo una prima fase di identificazione dei potenziali soggetti promotori emigrati in Italia. Attualmente l’organizzazione gestisce un database per l’inserimento lavorativo dei migranti rimpatriati albanesi e marocchini nell’ambito del progetto Albamar, cofinanziato dall’Unione Europea. «I prossimi passi prevedono la costruzione di una rete di assistenza tecnica per le associazioni di migranti attive in Italia e la ricerca di partner universitari» racconta Alessandra Soprano, coordinatrice del progetto. «Uno degli aspetti più interessanti è il processo di cambiamento interno che ha interessato la nostra organizzazione da quando ci occupiamo di migrazioni. Ogni flusso migratorio è una realtà a sé: una replicabilità delle modalità di intervento è ancora più impensabile; in generale l’esperienza delle migrazioni è svincolata dai tempi e dai criteri del progetto di cooperazione “classico”, e richiede strumenti di lavoro più efficienti».

Diverse le “tematiche nel cassetto” su cui COOPI lavorerà nei prossimi mesi. Oltre al rapporto tra migrazioni e diritti umani vi è la questione delle rimesse, che sarà tra l’altro affrontata in un tavolo di lavoro promosso da Banca Etica. Si tratta di un argomento cruciale: prova ne è, ad esempio, il caso del Kosovo. Da più parti infatti è stato messo in luce come il movimento per l’indipendenza, al centro del delicato quadro di definizione dello status della regione, sia in gran parte finanziato dalle rimesse degli emigrati.

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