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Il Quinto Fabio Massimo venezuelano 6 aprile 2007

Posted by ilduca00 in MILANO, EUROPA, POLITICA E COOPERAZIONE.
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Nel febbraio 2007 il presidente della repubblica bolivariana del Venezuela Hugo Chávez ha ottenuto dal proprio parlamento l’approvazione della Ley Habilitante, legge che consentirà, per un periodo di 18 mesi, al presidente di promulgare decreti che avranno forza di legge su materie importantissime come la trasformazione delle istituzioni venezuelane, le finanze pubbliche e sociali, le telecomunicazioni, l’ordinamento penale, le infrastrutture, i trasporti, il diritto alla casa, la sicurezza nazionale. In altre parole Chávez, al terzo mandato, ottenuto con oltre il 60% dei suffragi, ha ottenuto la concentrazione dei più significativi poteri del parlamento nelle sue mani, esautorandolo dalla sua tipica funzione legislativa e trasformando di fatto il Venezuela in una sorta di dittatura personale a termine simile a quella che veniva instaurata nella Roma antica in caso di grave emergenza nazionale.

La Ley Habilitante è una figura giuridica prevista per brevi periodi dalla Costituzione venezuelana in caso di situazioni speciali o di grave crisi: l’eccessiva durata della presente legge e l’ampiezza dei poteri previsti in essa fanno risaltare la forzatura della costituzione che ha operato il parlamento nell’approvare questa legge; inoltre il Venezuela non si trova in nessuna situazione di crisi, venendo da un triennio di crescita economica e avendo appena incamerato nelle casse statali i frutti di anni di esportazione di petrolio.

Chávez giustifica questa legge definendola necessaria per attuare velocemente la trasformazione del Venezuela in una Repubblica socialista, nel “socialismo del siglo XXI”, obiettivo primario del terzo mandato del presidente, a tal punto che il giuramento del nuovo gabinetto di governo è stato modificato includendo il fine della costruzione del nuovo socialismo.Il socialismo del XXI secolo non si distanzia nella pratica da quello del XX secolo: ispirandosi ai regimi socialisti che si diffusero nei paesi in via di sviluppo negli anni ’60 del passato secolo, Chávez nel suo programma quotidiano alla radio ha cominciato a stilare un preciso programma di governo per questi 18 mesi di dictator stabilendo innanzitutto le nazionalizzazioni dei mezzi strategici di produzione, come le compagnie che gestiscono l’elettricità e l’acqua, la compagnia del telefono (CANTV), le compagnie che si occupano dell’estrazione del petrolio.

Le nazionalizzazioni dei servizi essenziali per il Venezuela, secondo l’economista Gustavo Rojas, faranno perdere fiducia agli investitori stranieri che temeranno che le loro risorse, una volta divenute fruttuose, possano essere incamerati dallo stato. Chávez non giustifica le nazionalizzazioni sostenendo la corruzione delle compagnie private o la mala gestione operata in qualche caso in questi anni di questi servizi, ma ideologicamente ribadisce che è necessario per il popolo venezuelano avere la proprietà sociale di questi mezzi strategici. Inoltre nel suo programma Chávez ha inserito altre riforme di chiaro stampo socialista, come la riorganizzazione territoriale dello stato finalizzata alla creazione di piccole comunità, il ribaltamento dei principi capitalistici per approdare alla preservazione della funzione sociale della proprietà, l’esautoramento del Banco Central in favore di una “democratizzazione del credito”, il diritto all’occupazione degli immobili lasciati sfitti o abbandonati.

Questa trasformazione utopica del Venezuela in una Repubblica Socialista, partorita nella mente del presidente, è considerata possibile dal politologo Ricardo Sucre poichè Chávez ha oltre 55 miliardi di dollari in riserve internazionali che potranno finanziare i cambi radicali e ha una “società abbastanza docile” che può credere nella costruzione dell’utopia senza incontrare nessun tipo di ostacolo. Inoltre l’opposizione politica e culturale in Venezuela non esiste più: infatti il Parlamento venezuelano è composto nella sua totalità di rappresentanti del partito di Chávez, dopo l’abbandono dei comizi elettorali da parte dell’opposizione nel 2005, e i mezzi di comunicazione di massa sono tutti in mano dell’oligarchia chavista che attraverso pubblicazioni e programmi televisivi e radiofonici ha trasformato il democratico Venezuela in una repubblica populista, in cui la figura del presidente è quasi mitizzata, eroe moderno contro i capitalisti statunitensi, principali nemici del lider maximo.

Chávez ha in questi ultimi mesi ritirato la licenza all’unica televisione venezuelana (RCTV) che manteneva una certa distanza dal governo chavista, bollandola come traditrice e golpista, ottenendo così che la sua voce sia l’unica ascoltata e creduta dal popolo venezuelano. Come un moderno dittatore, Chávez non ha modificato sostanzialmente le forme democratiche, ma con l’utilizzo massivo delle telecomunicazioni ha ottenuto la creazione di un enorme consenso popolare sulla sua persona che gli ha permesso di eliminare l’opposizione, sia interna al suo partito, che degli altri altri partiti politici, e di accentrare poteri politici ed economici, tali da alterare le forme democratiche di fatto.

Data la diffusione in tutto il mondo, sia a destra che a sinistra, di uomini politici populisti che utilizzano i mezzi di comunicazione di massa per ottenere il controllo e l’approvazione dei cittadini, unici e ultimi giudici di un governo rappresentativo, viene da chiedersi se questa forma di repubblica populista, in cui democraticamente i cittadini eleggono un uomo solo a cui affidano poteri assoluti a termine, non sia la nuova forma di governo a cui approderà la democrazia nel secolo XXI. Chávez e Berlusconi sono la modernità politica?

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Commenti»

1. HUGO RAFAEL CHAVEZ FRIAS - 9 maggio 2007

bhe!! hai distorto la verità come fanno tutti i media controllati dalle lobby bancarie.

Il governo del presidente venezuelano, Hugo Chavez, decise di non rinnovare la licenza del gruppo audiovisivo Radio Televisione Caracas (RCTV) che scadrà il 28 maggio 2007. Questa decisione, totalmente legale, suscitò una viva polemica nel seno della stampa internazionale, che si è trasformata nel portavoce dell’opposizione venezuelana e denunciò immediatamente un caso di “censura”. RCTV è un gruppo privato, la cui attività principale consiste nel denigrare la politica del governo bolivariano. Hugo Chavez ha accusato ripetute volte, non senza fondamento, le quattro principali emittenti televisive del paese, Globovision, Televen, Venevision e RCTV -che controllano circa il 90% del mercato e dispongono d’un monopolio mediatico “di facto”- di portare avanti una “guerra psicologica” contro la sua amministrazione. D’altra parte, questi mezzi hanno dimostrato apertamente un’ostilità, che raggiunge il fanatismo, nei riguardi del presidente venezuelano, da quando giunse al potere nel 1999. Non hanno mai smesso di questionare la legittimità del governo e di mettere sul tappeto l’appoggio popolare di cui gode coerentemente. I mezzi privati hanno invitato costantemente ai loro programmi gli oppositori dell’oligarchia e i militari che si erano ribellati, quelli che profetizzano la sovversione e la sconfitta dell’ordine costituzionale. Marcel Granier, presidente del gruppo 1BC, che controlla una quarantina di emittenti radiotelevisive in tutto il paese ed è il proprietario di RCTV, denunciò una violazione dei diritti dell’emittente. “Questa posizione è illegale, viola i diritti e va contro la libertà di espressione e contro i diritti umani”, si lamentò. Tuttavia, la legge venezuelana stipula che i segnali d’emissione appartengono allo Stato, che dispone del diritto di concessione, mentre le infrastrutture, il materiale e le sedi delle emittenti sono di proprietà privata. Il governo venezuelano replicò subito le accuse del presidente di RCTV: “Marcel Granier si è dedicato a calpestare i diritti umani degli utenti (…) credendosi al di sopra delloStato di diritto, per cui non è qualificato per operare con una catena di televisione che ha una canale aperto”. Secondo le dichiarazioni del governo, la emittente due, sarà d’ora in avanti, patrimonio di tutto il popolo e non solo di piccoli gruppi “dell’oligarchia mediatica”. Però non è l’opposizione ricalcitrante di RCTV quella che portò le autorità del paese a prendere la decisione di non rinnovare la concessione della licenza d’operare all’emittente più antica della nazione. La ragione principale è la seguente: RCTV partecipò nel colpo di Stato contro il presidente Hugo Chavez l’11 aprile 2002. “Il ruolo determinante di RCTV durante il colpo di Stato del 2002 deve essere ricordato”, sottolineò William Lara, ministro di comunicazione e Informazione che aggiunse che “quell’attitudine irresponsabile non è cambiata all’interno di RCTV”. La partecipazione di RCTV nella rottura costituzionale d’aprile del 2002 fu di tale magnitudine che il suo manager di produzione, Andres Izarra, che s’opponeva al colpo di Stato, si dimesse subito per non trasformarsi in complice. Durante una testimonianza davanti l’Assemblea Nazionale, Izarra indicò che il giorno del golpe e durante quelli seguenti ricevette l’ordine formale di Granier di non trasmettere nessuna informazione su Chavez, i suoi addetti, ministri o qualsiasi altra persona che potesse essere relazionata con lui”…

2. Andrea Cerami - 10 maggio 2007

Premetto che non sono venezuelano e le mie informazioni derivano dalle notizie apparse su vari quotidiani di respiro internazionale; per esempio non conosco la proprietá dei maggiori media venezuelani privati, e ti ringrazio per la tua fedele descrizione. Nonostante ció mi pare ovvio che in una democrazia, come si definisce il Venezuela, il capo del governo non debba chiudere de facto le televisioni che si oppongono a lui, anche se implicate in un colpo di stato ai suoi danni. Per punire i partecipanti al colpo di stato esistono le leggi e l’azione penale. La democrazia dovrebbe basarsi sul rispetto e sulla diffusione delle opinioni della minoranza. É evidente come in Venezuela la democrazia si stia trasformando in una dittatura avallata dal popolo. Senza nemmeno voler paragonare la loro politica, ahimè anche fascismo e nazismo erano due dittature che si basavano su un enorme consenso popolare, ma dittature.

3. HUGO RAFAEL CHAVEZ FRIAS - 1 luglio 2007

Lle notizie che rilevi dai vari quotidiani di respiro internazionale sono fasulle per 80%, la realta’ del Venezuela e’ ben diversa, lo sanno anche i sassi che i media tradizionali non servono la notizia vera, ma usano il loro potere d’informazione per manipolare l’opinione pubblica. Naturalmente quando un presidente riesce ad estinguere il debito pubblico con il FMI cioe’ togliere il cappio dal collo di ogni cittadino per magia si trasforma in un dittatore,
naturalmente sta nazionalizzando tutto il nazionalizzabile mettendo alle porte gli speculatori petrolieri e banchieri.

per quanto riguarda RCTV posso affermare che la decisione del Presidente Chavez che rappresenta il suo popolo e non la classe politica, bene ha fatto a non rinnovare la concessione, dopo i precedenti di RCTV di fomentare rivolte e destabilizzare la democrazia del paese con la costituzione piu’ avanzata al mondo in termini di democrazia diretta, diritti umani, redistribuzione delle risorse, che prevede il referendum revocatorio dei vertici di governo, dire che Chavez e’ un dittatore e’ illogico, i dittatori li abbiamo in Italia con la legge elettorale attuale.


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