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IMMIGRAZIONE: RAPPORTO ISMU 2006 7 marzo 2007

Posted by tom in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, MILANO, EUROPA, STRUMENTI.
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“La presenza straniera ha introdotto un processo di cambiamento demografico che comporta nuove sfide relative alle possibili forme di sperimentazione della convivenza interculturale, la cui difficoltà principale consiste nel delicato e necessario equilibrio tra il diritto alla differenza e il dovere all’integrazione.” Comincia così il XII Rapporto sulle migrazioni elaborato dalla Fondazione ISMU (Iniziative e studi sulla multietnicità). Al pari di altri Paesi europei, dunque, l’Italia è sempre più multietnica.

Questo è il quadro delineato alla presentazione del Rapporto il 6 marzo alla Camera di Commercio, partner di ISMU, che ha voluto anche premiare l’imprenditoria etnica di due donne: Luisa Zanetti, italiana, fondatrice della Cooperativa Sociale Amelinc, e Luz Andrea Poveda Gutierrez, straniera, titolare della ditta Adriana Pulizie di Milano, che ha lottato e vinto contro la bassissima percentuale delle donne extra-comunitarie che diventa manager: lo 0.015%.

Numeri. All’inizio del 2006 sono 3 milioni e 772mila gli stranieri residenti in Italia, numero che corrisponde a circa il 7% della popolazione. Gli immigrati regolari (3 milioni e 12mila) sono 1,2 milioni in più rispetto al 2003. Gli irregolari circa 760mila, il 19,4% del totale, il 3,3% in più rispetto al 2005 (erano 541mila nel luglio 2005).
Guardando il fenomeno nel tempo, negli ultimi venticinque anni la componente straniera in suolo italiano è circa decuplicata: si è passati dalle 400mila presenze del 1981 ai quattro milioni odierni. E c’è da attendersi una impennata anche nei prossimi dieci anni: secondo le stime dei ricercatori dell’ISMU gli extracomunitari potrebbero diventare circa 7 milioni.
Quest’aumento sarebbe anche legato alle nascite: nel 2016 i minori potrebbero infatti oscillare tra un minimo di 1 milione e 395mila a un massimo di 1 milione e 720mila. Si avrebbe così una significativa modifica dell’età della popolazione immigrata: la percentuale degli ultra 45enni passerebbe dall’attuale 14,3% al 23-25% secondo le diverse ipotesi. Ma soprattutto si ridurrebbe il peso relativo della componente più produttiva: i 25-44enni potrebbero diminuire anche di 10 punti percentuali, modificando in modo sostanziale il quadro economico e sociale attuale.

Minori. Persistente è l’aumento dei minori: dai 50mila censiti nel 1991, si è passati ai 284mila del 2001, raddoppiati nel successivo quinquennio, fino a diventare 585mila alla fine del 2005, ossia circa il 21,9% dell’intera popolazione straniera. Forte impulso è stato dato dalle nascite: delle 34mila registrate nel 2003 si è passati a quasi 52mila nel 2005. Questo dato si riflette nelle percentuali: dal 6,4% del 2004 si è passati al 9,4% del totale del 2005. Insomma quasi un decimo dei nati in Italia è figlio di stranieri.
Significativo il numero dei minori non accompagnati. Sono i bambini che non hanno cittadinanza di nessun paese UE, non hanno fatto domanda d’asilo e sono in Italia senza assistenza o rappresentanza di genitori o altri adulti. Il CMS (Comitato Minori Stranieri) ne ha segnalati 5.663 nel 2003, 6.550 nel 2003, 7.040 nel 2004 e 7.583 nel 2005. In quest’ultimo anno la maggior parte è arrivata dalla Romania (2.616), dal Marocco (1.408) e dall’Albania (1.064). Sono soprattutto maschi (81,54%) intorno ai 17 anni. Il 53% non ha permesso di soggiorno, il 14% ha un permesso per affidamento e solo il restante 33% ha un regolare permesso di soggiorno.

Lavoro. Gli immigrati trovano un’occupazione regolare. Nel secondo trimestre del 2006 l’Istat conta 1 milione 375mila immigrati impiegati. L’85% dei dipendenti è occupato a tempo indeterminato. Questo porterebbe a ridimensionare il luogo comune di una maggiore esposizione dei lavoratori stranieri al precariato. Ma secondo i ricercatori ISMU l’indagine Istat ha verosimilmente incrociato soprattutto la componente più stabile, e quindi più facilmente rintracciabile, dell’immigrazione. A metà 2005 l’Inail contava infatti già 1 milione e 700mila lavoratori stranieri regolari (325mila in più rispetto al dato Istat 2006).
Anche rispetto alle assunzioni nel 2005 l’incidenza sul totale è molto ampia: il 16%. Ancora più alta l’incidenza sui nuovi assunti, 172.692, pari al 19% del totale. A questi vanno poi aggiunti 27.802 neo-comunitari, il 3% del totale.
Gli assunti regolarmente si concentrano al Nord (65%). Un quarto risiede al Centro, solo il 10% nel Mezzogiorno. Quasi il 40% degli occupati è in possesso di un titolo di studio equivalente al diploma, il 36% ha la scolarità dell’obbligo, il 14,5% una laurea, il resto (meno del 10%) la licenza elementare.
La disoccupazione colpisce soprattutto immigrati irregolari (24,9%) e clandestini (19,7%), ma anche una quota di regolari: l’8,6% dei titolari di permesso di soggiorno, il 4,5% dei titolari di carta di soggiorno e il 4,2% dei naturalizzati.
Il tasso di occupazione segna una prima discriminante di genere e varia dall’ 84,2% dei maschi al 51,2% delle femmine. Nell’industria in senso stretto è impiegato il 27% dei migranti italiani, nell’edilizia il 28%. Tuttavia la maggior parte, 786mila, è impiegata nel settore dei servizi, composto per il 57% da uomini e per l’84% da donne. I servizi rimangono dunque predominio dell’occupazione femminile e rappresentano, secondo Laura Zanfrini, ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano, una seconda forma di segregazione occupazionale.
Secondo i dati Infocamere gli imprenditori stranieri a fine 2006 sono il 4,2% del totale, ossia 334mila. Nel 2000 se ne contavano meno della metà (160mila), pari al 2,1% del totale. Desolante il dato sulle donne: solo lo 0,015% delle donne straniere immigrate è imprenditrice.
Rispetto a dieci anni fa, significativo il ruolo delle immigrate est-europee: nel lavoro domestico hanno raggiunto le filippine e sono al primo posto nel settore dell’assistenza domiciliare. Le donne cinesi sono invece le indiscusse protagoniste del fenomeno imprenditoriale: sono poco meno del 60% delle artigiane straniere e oltre un terzo delle titolari di attività commerciali.

Scuola. Secondo il Rapporto gli immigrati in classe diventano fenomeno “normale”. Nell’anno scolastico 2005/2006 sono iscritti alle scuole statali e non statali 424.683 studenti stranieri, pari al 4,8% del totale, mentre del 2000 erano il 2%. Rispetto a dieci anni fa la crescita è di otto volte e mezzo. Di questi la maggior parte, il 43,7%, viene da paesi europei non-Ue, segnando una crescita di circa 30.000 unità rispetto all’anno precedente. In particolare in costante aumento sono gli albanesi (+ 9mila) e i rumeni (+11mila)
Gli stranieri si concentrano nella scuola dell’infanzia, dove raggiungono il 5%, e in quella primaria (6%). Ma nell’ultimo anno anche il numero degli iscritti alla scuola secondaria di I grado è aumentato, raggiungendo il 4,8%, pari alla media complessiva nazionale. E per la prima volta il numero di stranieri iscritti alla scuola secondaria di II grado ha superato quella degli iscritti alla scuola dell’infanzia: sul totale degli alunni stranieri si tratta del 19,4% contro il 19,2%.
Molto diffuso il ritardo scolastico tra gli alunni stranieri e la differenza con gli italiani cresce con l’avanzare del livello di istruzione. Mentre nella scuola primaria il ritardo degli italiani è quasi assente tra gli stranieri interessa già il 10% degli allievi. Nella secondaria di I grado il ritardo degli italiani si assesta all’8,8%, quello degli stranieri sale invece vertiginosamente al 60,5%. Alla fine della secondaria di II grado il ritardo invece cala, secondo la Fondazione probabilmente a causa dell’abbandono scolastico.
Altra differenza riguarda le scelte didattiche: mentre al liceo va il 40% degli italiani, gli stranieri prediligono istituti professionali (40,6%) e tecnici (37,9%).

Casa. Aumentano anche gli immigrati proprietari di immobili. A possedere l’alloggio in cui abitano a metà del 2005 è già il 10,9% degli extracomunitari, mentre il 18% ha intenzione di acquistare una casa nell’immediato futuro. Questo si deve, secondo il Rapporto, al fatto che “banche ed assicurazioni hanno acquisito una certa fiducia e non di rado sviluppato programmi “ad hoc” per le diverse nazionalità.” Il caso di Turro-Termopili è ritenuto emblematico: in questa zona di Milano la grande presenza di immigrati (circa il 30% degli abitanti nel 2005) permette ai proprietari di vendere in modo relativamente facile alloggi che gli italiani considerano fatiscenti, creando un “doppio circuito del mercato immobiliare”, che accanto a isolati degradati sviluppa vie riqualificate “imborghesite”.

Religione. A inizio 2005 la maggior parte degli immigrati è cristiano: sono 1 milione 683mila, pari al 50,1% del totale. Di questi il 28,1% è cattolico (944mila). I musulmani sono invece 1 milione 233mila, il 36,7%, concentrati soprattutto a Milano e Roma (rispettivamente 124mila e 93mila). Seguono le altre confessioni religiose: 119mila buddisti (3,5%), 42mila induisti (1,3%) e altri 73mila appartenenti a confessioni che singolarmente non raggiungono l’1%. Il 6,1% è ateo.

Criminalità. Al 31 luglio dello scorso anno gli stranieri nelle carceri erano poco meno di un terzo del totale (20.088 su 60.710). Le cinque nazionalità più rappresentate la marocchina, l’albanese, la tunisina, la rumena e l’algerina. La loro presenza nelle carceri è stata beneficiata dall’indulto in modo proporzionale a quella italiana: la percentuale (il 33%) è rimasta invariata dopo le 17.455 liberazioni dell’agosto-novembre 2006.

Le leggi. Secondo il rapporto la vicenda della programmazione dei flussi ha reso evidente l’inadeguatezza delle politiche finora adottate. Tenuto conto della sostenibilità e della domanda sociale ed economica, secondo il rapporto nel futuro sarebbe opportuno non prevedere solo un canale d’ingresso (il datore di lavoro già disponibile all’assunzione), ma andrebbero individuati più canali, affiancando per esempio la possibilità di ingresso per ricerca di lavoro con l’appoggio di uno Sponsor. Questa possibilità era già prevista nel Testo unico, cancellato nel 2002.
A questi due canali, adatti soprattutto ai lavoratori con bassa qualifica, potrebbe affiancarsene un terzo destinato a quanti hanno i “numeri” per un inserimento relativamente facile, destinando una parte delle quote a ingressi sulla base di graduatorie “a punti” in modo da premiare la conoscenza della lingua italiana, una buona formazione di base, ecc..
Inoltre sarebbe opportuno secondo l’ISMU ridefinire le norme di acquisizione della cittadinanza. Attualmente la procedura prevede 5 anni per ottenere la carta di soggiorno, 10 anni di residenza fissa senza abbandonare l’Italia e infine tutta la procedura di accertamento, che pratiche burocratiche, secondo Ad un periodo di stabilizzazione di due anni si potrebbero sommare i 5 anni di regolare soggiorno richiesti per la carta di soggiorno. Sarebbero dunque 7 gli anni necessari agli adulti per la concessione della cittadinanza. Per i minori potrebbe essere utile individuare un “percorso di integrazione”, che nel caso corrispondesse con l’essere in regola con le norme sull’obbligo scolastico potrebbe fungere anche da deterrente contro l’abbandono.

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Commenti»

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