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GLOBALIZZAZIONE PERICOLOSA 11 gennaio 2007

Posted by tom in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE.
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Le corporation s’impadroniscono del diritto internazionale

Le multinazionali hanno capito di poter influire sui trattati internazionali meglio che sulle politiche governative. La dimostrazione, segnalata da Stiglitz nel suo ultimo libro “La globalizzazione che funziona”, Einaudi 2006, è nascosta tra le righe del trattato di libero commercio del Nord America. Il NAFTA contiene infatti alcune norme radicali e sperimentali. Fra queste la sbalorditiva regolamentazione degli investimenti stranieri del Capitolo 11.

Tre le peculiarità principali. Primo, è previsto il risarcimento degli investitori stranieri nel caso in cui essi vengano danneggiati economicamente dall’applicazione di leggi domestiche, indipendentemente dalla loro legittimità. Secondo, i governi concedono la possibilità di far rispettare privatamente questi nuovi diritti e quella di richiedere il pagamento in contanti nel caso siano violati. Terzo, gli investitori stranieri, per la maggior parte rappresentanti delle cosiddette “multinazionali”, hanno ottenuto un privilegio a livello internazionale scavalcando di fatto le istituzioni degli Stati nazionali, compresi quelli d’appartenenza.

Da queste considerazioni possiamo dedurre alcune interessanti impicazioni “democratiche”. Questo accordo assegna infatti agli investitori stranieri diritti maggiori di quelli concessi ai residenti. Inoltre, anche se le politiche pubbliche ordinarie sono interessate dalle contese, i cittadini che le hanno votate non hanno potere al riguardo, sebbene i milioni di dollari che possono essere richiesti – e ricevuti – in risarcimento siano stati versati proprio da loro. Viene infine esclusa anche la possibilità d’intervento dei diversi sistemi giudiziari. Sebbene le decisioni della corte speciale del NAFTA possano essere impugnate, nessun giudice o giuria ha infatti la possibilità di partecipare ai tribunali riservati.

Ancora più significativi sono però le conseguenze pratiche dell’accordo. Il caso della Metaclad è illuminante. Aveva comprato una discarica da un’azienda messicana nel 1993 poiché questa, la Coterin, non aveva i permessi comunali necessari per smaltire rifuiti tossici. La corporation americana ha invece ottenuto i permessi dal governo federale messicano, sebbene il sindaco della città (Guadalcazar) si fosse opposto a causa della minaccia di inqueinamento delle risorse idriche locali. Metalclad ha però continuato senza permessi locali, versando oltre 200.000 tonnellate di rifiuti tossici a soli 50 metri dal principale pozzo cittadino. Quando l’amministrazione comunale è interventua, fermando le attività, Metalclad ha citato il governo messicano e grazie al capitolo 11 di NAFTA non solo ha ottenuto 15.6 milioni di dollari di risarcimento, ma ha anche vincolato la bonifica dell’area alla condizione di poter continuare a smaltire rifiuti in quella stessa posizione.

Questo è però solo un caso. Un’analisi svolta dall’organizzazione no-profit americana “Public Citizen” prende in esame 42 casi, ad oggi ancora largamente sconosciuti. In totale gli investitori stranieri sono stati risarciti in cinque casi, mentre in altri sei i loro reclami sono stati rifiutati. E per quanto tale numero sia piccolo, dovrebbe far riflettere il fatto che già 35 milioni di dollari sono stati rimborsati tramite reclami illeciti in base alle leggi votate dai cittadini che stanno pagando.

Secondo Public Citizen dunque, sebbene quando l’accordo è entrato in vigore i più critici, inquieti circa alcune disposizioni specifiche, siano stati tacciati di protezionismo, codardia e fanatismo retrogrado, a undici anni di distanza sono evidenti i problemi sollevati dalla legittimità concessa alla risoluzione riservata delle dispute su argomenti di interesse pubblico. Nonostante le pressioni delle multinazionali, questo modello di esclusione dei sistemi giudiziari domestici e di limitazione della possibilità di governi e cittadini di far valere i propri diritti sulle imprese straniere, favorendole senza riserve, non dovrebbe essere ripetuto.

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