jump to navigation

MA VALE DI PIU’ UN UOMO O UNA MUCCA? 23 novembre 2006

Posted by tom in ECONOMIA E SOSTENIBILITA'.
trackback

Secondo Banca Mondiale e UNDP nel 2005 oltre due miliardi e mezzo di persone sono sopravvissute con meno di 2 dollari al giorno, mentre i sussidi che l’Unione Europea destina ogni giorno alle mucche dei suoi verdi pascoli hanno raggiunto 2,5 dollari al giorno per ogni singola mucca. Potrebbe sembrare uno scherzo, invece è vero ed è una delle conseguenze di quello che viene chiamato dumping sulla distribuzione mondiale della ricchezza. E viene da chiedersi a quale tipo di etica obbedisce tale distribuzione delle risorse.
Ma cominciamo dal principio. Il dumping si verifica quando, attraverso il continuo abbassamento dei costi di produzione o attraverso il sostegno ottenuto con sussidi pubblici, si vendono beni o servizi su un mercato estero ad un prezzo inferiore a quello di vendita (o, addirittura, a quello di produzione) dello stesso prodotto sul mercato di origine.
Ad esempio la Cina è stata accusata dalla Banca Mondiale di favorire le sue aziende in Africa, che vincono appalti grazie agli aiuti governativi: lo Stato si assume tutto il rischio di impresa. E sempre la Cina, accompagnata dal Vietnam, è stata accusata da Unione Europea e Stati Uniti di vendere scarpe sottocosto sui loro mercati (pagando pochissimo la manodopera e svalutando la moneta), e per questo le potenze occidentali hanno imposto nel 2006 quote agli scambi di questi prodotti per salvaguardare soprattutto il loro artigianato. Ma allora perché quando la Cina o altre potenze non occidentali praticano il dumping immediatamente il clamore è assordante (parlando addirittura di “invasione cinese”), mentre quando a effettuarlo sono Stati Uniti o Unione Europea nessuno apre bocca?
Forse una risposta è che, oltre agli effetti su mercato, agricoltura e industria globali, che il dumping è capace di perturbare in modo importante attribuendo un vantaggio di base all’impresa importatrice nei confronti di produttori e esportatori dello stesso bene, sul lungo periodo questa pratica è una delle responsabili della continua dipendenza economica dei Paesi in Via di Sviluppo dalle economie forti. Se in un primo momento infatti i PVS ne sono beneficiati, poiché vengono immessi sul loro mercato prodotti a basso costo, dall’altro le industrie di questi paesi, basate per l’80 % su piccole attività a conduzione familiare, soccombono alle multinazionali e sono costrette a orientare la propria produzione verso i prodotti da esportazione, alimentando la dipendenza e sottomettendo il reale sviluppo della loro economia ai voleri dei compratori stranieri.
Un esempio concreto e che ci riguarda da vicino è quello del Ghana, dove il costo dei pomodori locali è 5 volte maggiore a quello delle conserve “Made in Italy”. Dagli anni ’80 infatti, a una a una le fabbriche di trasformazioni dei pomodori sono state costrette a chiudere, non potendo competere con i bassissimi prezzi italiani, garantiti dai sussidi statali e dalla manodopera immigrata sottopagata; oggi, suo malgrado, lo Stato africano è il principale importatore mondiale di concentrato di pomodoro. Ma nessuno protesta, nemmeno la Banca Mondiale, che non ha voce in capitolo: può solo agire sulle misure anti-dumping degli Stati eventualmente danneggiati, ma non può condizionare le loro politiche interne, lasciando liberi i governi di sussidiare chi e come vogliono. E così chi può, come UE e USA, mette dazi, quote, sbarramenti ai prodotti stranieri, oltre a continuare a stanziare aiuti per l’agricoltura e vender sottocosto, mentre chi non ha la disponibilità economica o la forza politica per farlo, semplicemente, si attacca e subisce.
Tuttavia esiste una via alternativa al protezionismo e allo status quo per uscire dall’empasse: oltre che a evidenti vantaggi nei PVS, anche nelle economie “forti” l’eliminazione dei sussidi porterebbe nelle casse dei paesi industrializzati la bellezza di circa 160 miliardi di dollari. Di questi 1/3 sarebbe sufficiente a raggiungere l’Obiettivo del Millennio dell’ONU di dimezzare la povertà entro il 2015 e gli altri due terzi sarebbero a disposizione per aumentare servizi sociali, politiche occupazionali per i giovani, ricerca, ecc… Inoltre poiché la massimizzazione del profitto avviene spesso a scapito della violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori, in Italia come in Cina, una politica seria, che obblighi chi produce a seguire le regole, andrebbe a vantaggio di tutti e non farebbe altro che eliminare il problema delle merci sottocosto garantendo il rispetto dei diritti di milioni di lavoratori.
Insomma, se il mercato è ormai globalizzato non si può dire certo che sia veramente libero ma, al contrario, specialmente i suoi più grandi sostenitori ideologici lo intendono a senso unico, dall’occidente verso gli altri, e mai viceversa. Invece, quando le potenze occidentali capiranno che è meglio esportare la democrazia promuovendo diritti ed emancipazione piuttosto che con le bombe; quando capiranno che se smettono di sussidiare i settori in palese perdita chi ci guadagna sono innanzitutto i loro milioni di cittadini e consumatori; quando finalmente vincoleranno il business a criteri di uguaglianza sociale e stato di diritto; ecco, quando faranno questo, allora riusciranno finalmente a promuovere democrazia e diritti umani ricavandoci anche cospicui guadagni economici e senza ammazzare nessuno.

– link –

Il WTO sulle misure anti-dumping

Gli strumenti di difesa commerciale della UE

La campagna “No Dumping” promossa da Focsiv e Vita.it

Annunci

Commenti»

1. catì - 1 febbraio 2007

Ciao, condivido la tua perplessità, solo speravo arrivassi a qualcosa di più della “parabola” sulla suddivisione del ricavato dall’abolizione dei sussidi interni (un po’ stile “se fossimo tutti più buoni…” 🙂 . Immagino che la usi come astrazione retorica, per enfatizzare l’assurdità delle attuali politiche di sussidi USA e EU; certo, andrebbero usati molto più cautamente (tendendo allo zero) e non solo per mantenere in vita settori clinicamente morti. Qualcuno però leggendo il tuo post potrebbe pensare che togliendoli, da un giorno all’altro, risolveremmo tutti i problemi! Anche l’equazione valore uomo-valore mucca era retoricamente efficace, ma non è un po’ un sofisma? Un animo poco poetico osserverebbe che dove si vive con 2 dollari, questi hanno solitamente un valore d’acquisto molto maggiore che negli USA e nell’UE e così via. Retorica a parte, grazie per il tuo contributo nel sollevare questa questione! ciao ciao

2. tom - 3 febbraio 2007

Vero che cambia il potere d’acquisto di 2 $ dal nord al sud del mondo. Infatti “noi” spendiamo 2 $ solo x accendere la luce e fare una doccia la mattina mentre in Ghana probabilmente ci compri da mangiare per una settimana. Ma proprio questo mi fa pensare che basti poco x migliorare molto la situazione, anche se togliendo i sussidi all’agricoltura certo non si risolverebbero tutti i problemi..!! Infine, per quanto ci sia certo un fattore etico, non credo sia solo una questione di bontà, bensì di sostenibilità nel lungo periodo. E di distribuzione delle risorse (già oggi in realtà ci sarebbe cibo x tutti se fosse distribuito diversamente).


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: