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SGOMBERO IN VIA TRIBONIANO 14 novembre 2006

Posted by ilduca00 in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE.
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Giornata plumbea, il grigio predomina, in cielo, sui muri del cimitero, sull’erba, tra le persone, ovunque. Giornata difficile. Un recinto in cemento, grigio anche quello, che delimita l’invisibilità. Lì dentro sono contenuti, nascosti alla cittadinanza: là nell’ultimo campo prima della fine della città, tra il cimitero e la statale che corre verso Torino, con qualche palazzone popolare rosso mattone di contorno, vivono centinaia di persone rom, rumeni. Tra i vicoli di nera terra battuta si alternano roulotte con lettere e croci a baracche di lamiere, con tetti di plastica e finte piastrelle che dividono un misero quadrato in due stanzette in cui pensieri, parole e emozioni vagano da una parete all’altra, anche quando dovrebbero rimanere chiuse nell’intimità di due respiri affannati. Alle abitazioni si succedono i baretti, con biliardi, musica rumena inascoltabile e birra. Il droghiere chiude la sua veranda, tanto per oggi ha già guadagnato abbastanza mentre il pastore caucasico mirando la luna che sorge torna dal pascolo con le sue pecore dal manto grigio che scampanellano come buoi. Sembra di stare in campagna, non ai bordi di una bidonville; persino i topi paiono dolci scoiattolini.

Ti senti insignificante, immaturo, non sai nulla della vita e sei lì a dare informazioni e consigli a chi ha già conosciuto la morte e la vita, speranza nei loro occhi, si può forse aiutare qualcuno, non sono avvocato ma per loro non fa nulla, è come se lo fossi, ho solo qualche nozione di legge ma dovrei salvarli dall’allontanamento dei figli. Hanno gli occhi gonfi di pietà e di furbizia. Non dicono mai la verità, tutti mentono anche quando parlano con il medico o con l’avvocato, diffidenti anche da chi li vuole aiutare. Diffidenti ma schietti. Ti assaltano con la loro schiettezza: “come faccio a campare mio figlio malato se non posso lavorare?” Cosa gli rispondi? Ha ragione, è la legge italiana, incentiva ad essere criminale, non glielo dici ma lo pensi. Sono rom eppure lavorano, o cercano di lavorare. Sconvolgente per la mente del milanese medio. Li ha visti solo sull’autobus, sporchi mentre scontrosi cercavano di sedersi sugli ultimi posti. Fanno l’elemosina o rubano, sono rom e non possono fare altro. Loro lo sanno di essere visti in questa maniera, sono millenni che li hanno catalogati, ci sono abituati. “ma mica tutti rubiamo..perchè se uno di noi ha rubato.. tutti noi rubiamo.. un po’ come dire che se Provenzano è italiano tutti gli italiani sono mafiosi.” Silenzio e vergogna.

Katerina è una signora di mezza età distinta, in tajeur nero, camicetta rosa, sembra appena uscita da un pomeriggio a base di tè e sandwich al cetriolo; invece è appena tornata dalla cooperativa dove inscatola accendini. Non vuole che i suoi compagni di lavoro sappiano, lei è come gli altri ma sa che per esserlo deve nascondere la sua identità. Lascia l’ultima amica alla fermata prima del cavalcavia con parole vaghe: “Abito più in là, in una bella casa.” Così non le fanno domande. Le labbra si sciolgono, il sorriso esce, casa sua è in via Triboniano. Arriva al campo e si mette la sua lunga gonna colorata e la sua fascia rossa da contadina, zoccoli e chiacchere con le amiche della vita italiana, tra la sua gente, le sue tradizioni, come se non si fosse mai allontanata dalla Romania. “Gaggii” ci urla, siamo noi, gli altri nella lingua rom. Hanno arrestato il marito di una sua amica perchè cercava di entrare in Italia dopo aver ricevuto una espulsione; ci informiamo ma niente. È la legge.

Fili elettrici bruciano in bidoni di latta, gli serve il rame che si depositerà sul fondo, l’odore della plastica carbonizzata avvolge le bambine che giocano a palla, la sciarpa viola si appoggia sul fango e le ballerine bianche divengono cioccolato. Il fumo nero sale tra le baracche, comincia a far freddo, i bambini si eclissano mentre la sera scende, il campo si anima, sono tornati gli adulti. Mamme raccolgono i figli, strigliandoli mentre si accendono l’ennesima sigaretta, gli uomini sono intorno ad un tavolo con i dadi e l’alcool, i ragazzi si avvicinano alle donne sole intorno al bidone infuocato. Hanno 50 anni o 17, bambine o vedove. Ognuno ha il suo gruppo all’interno della comunità, con un preciso ruolo e un infrangibile codice. Al campo non si piange, si tiene tutto dentro, “non te lo puoi permettere appena scorgono una debolezza ti assaltano e ti sovrastano”.

Domani, oggi per chi legge, sgomberano. Arriva la polizia, li trascina verso una questura comminandogli espulsioni. Aeroporto, nuvole e povertà, pensando al ritorno. I loro figli sono qua. E i figli non si lasciano. Tanto da gennaio sono comunitari, senza frontiere da un giorno all’altro: cominciano ad essere persone grazie ad un accordo politico.

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Commenti»

1. mario righi (ma yi zhong) 100%insubro+100%internacionalisto - 22 maggio 2010

per un’Italia bianca ariana grigionera triste e sanguinaria?tempo fa Radio Popolare, in occasione di una partita Romania-Italia ha organizzato l’ospitalità di centinaia di ascoltatori con gli abitanti di via Triboniano-io e la mia compagna siamo stati ospiti di una simpatica e dolcissima famiglia Rom-per aver studiato sia rumeno che rom-calderaro eravamo accolti come pari ed è nata subito un’amiciziaho appreso che il padre aveva perso il lavoro in una cooperativa perché avevano scoperto che dietro il passaporto rumeno si celava un uomo di etnia Rom- e ci ha chiesto di dargli una mano a cercare qualcosa perché le spese per l’allacciamento elettroco di due ruolottes erano un vero e proprio affitto (700 euro-mese)-mi dicevano che avrebbero preferito vivere normalmente ed avere un bagno a disposizione e una doccia e che lì (in triboniano) era abbastanza difficile vivere (lavarsi e lavare gli indumenti) la signora riusciva persino a vare il pane (stupendo) e dolci indimenticabili. insomma sono esattamente come noi e sono nostri fratelli, oltremodo la loro intelligenza ha prodotto cultura e rappresenta l’anima dell’Europa (violini, flamenco, tango) e se ad un bambino si permettesse di sviluppare le proprie inclinazioni diventerebbero Elvis Prisley, Ava Gardner, Charlie Chaplin, Pirlo, Maria Teresa di Calcutta, Yul Brinner ecc tutti zingari… la s@#?*%$ vuole che via Triboniano appartiene al territorio che sarà devastato dai lavori dell’EXPO ed ecco che da scomodi i nostri fratelli rom diventano degli appestati, e s’inserisce l’ennesima denigrazione mediatica per preparare le menti ormai offuscate alla ormai consueta e quotidiana caccia allo straniero alieno, (proprio come per i cinesi vittime del triangolo della moda).Il fascismo è ignoranza e l’ho vissuto sulla mia pelle in diverse parti del mondo, è uno stato mentale triste e monocolore-per me lombardo e di lingua insubra-la mia Lombardia è fatta da lombardi di origine padana, pugliese, cinese, marocchina, peruviana, tedesca, ucraina, ecc. Sono spettatore sgomento dell’utilizzo improprio di tutori dell’ordine contro bambini, vecchi, adolescenti, donne e uomini, cacciati e allo sbando-cose che reputavo impensabili e contro la sicurezza comune che della quale si arrogano di essere paladini-distruzione di famiglie (bambini e donne ricoverati e uomi allo sbando)propaganda criminale che incita la gente a vedere un nemico in un diverso e rom costretti a compiere reati per sopravvivere. io personalmente vorrei morire per non assistere a questo scempio che pensavo morto col mostro nazista. per ultimo una mia segnalazione all’ENPA (protezione animali) perché nei continui sgomberi a rimetterci sono anche gli animali, e questo è per me è anche insopportabile, e questo fomenta maltrattamento e randagismo (con tutte le conseguenze anche per l’uomo). ma non dimentichiamoci che i rom sono uno dei falsi problemi creati ad arte per distogliere l’attenzione del popolo bovino che così è convinto che le mancanze di impegno sulle pensioni, il lavoro, le case, la sanità ecc siano colpa dei rom


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