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PRIMO CARNERA KO 12 novembre 2006

Posted by francescostaro in MILANO, EUROPA.
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Il centenario della nascita del campione friulano ennesimo esempio di strumentalizzazione politica

Primo Carnera

Una mostra allestita in piazza Mercanti a Milano celebra il centenario della nascita di Primo Carnera, nato in un paesino del Friuli nel 1906 e incoronato nel 1933 campione del mondo dei pesi massimi. L’evento è patrocitnato da numerosi enti istituzionali tra i quali il Senato della Repubblica e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed organizzato da un comitato di cui fa parte la fondazione dei figli del pugile italiano oggi residenti in America.
L’allestimento, ospitato nel Palazzo della Ragione, ripercorre le tappe fondamentali della vita del pugile: la prima emigrazione in Francia e il lavoro come fenomeno da baraccone, i primi combattimenti e il viaggio oltreoceano alla ricerca del successo, la conquista del titolo mondiale e la grande notorietà – fu protagonista di numerosi film e di un fumetto a lui dedicato – fino al ritiro dall’attività agonistica e alla scomparsa nel suo paese natale nel 1967.
La biografia di Carnera fu presto conquistata dalla logica assolutizzante del regime fascista che adoperò gli strumenti della propaganda per costruire un mito nazionale. Il pugile fruilano infatti incarnava l’ideologia dell’uomo nuovo mussoliniano, dava forma al culto della forza e poteva essere adoperato per riscattare il vigore di un’”italianità” umiliata dall’emigrazione di massa e dalle precarie condizioni di vita nelle città americane. Ed in effetti Carnerà sposò la causa fascista, ma a seguito delle prime sconfitte sul ring dopo la conquista del titolo fu presto abbandonato dal supporto del regime. E’ significativo il fatto che, nonostante Mussolini avesse vietato di dare notizia del graduale declino agonistico del pugile per ovvi motivi di “immagine”, il processo di costruzione mitica sia stato mantenuto in vita dalla cultura popolare italiana, che continuò a rappresentare il “Gigante Buono” nei carri allegorici delle feste di paese e nell’immaginario collettivo attraverso la narrazione di modi di dire sulla sua proverbiale forza e semplicità.
Carnera pagò a caro prezzo la simpatia accordata a Mussolini. Tornato in Italia fu infatti costretto a difendersi dalle accuse di collaborazionismo formulate dalle Brigate Partigiane. E ancora oggi la memoria del pugile continua a pagare l’ambiguità che ha caratterizzato il rapporto tra il campione del mondo e il regime fascista, argomento molto dibattuto e spesso strumentalizzato dalle forze politiche.
Certo è che la mostra appena inaugurata a Milano dal titolo “Carnera: ipotesi di un mito” non contribuisce a fare chiarezza sulla questione. Camminando per le stanze dell’esposizione si ha la netta impressione che la storia del pugile sia narrata da un punto di vista che privilegia una narrazione coerente cementata dall’ideologia piuttosto che una attenzione alle discontinuità e ai momenti di crisi che caratterizzarono la vita dell’uomo sportivo. Un esempio è il modo in cui viene presentato l’episodio dell’incontro contro Ernie Schaaf del 10 febbraio 1933, l’ultimo ostacolo che Carnera dovette affrontare prima di combattere per il titolo mondiale. Schaaf morì due giorni dopo l’incontro e Carnera (che si riteneva direttamente responsabile ignorando le vere cause del decesso) entrò in una profonda crisi meditando seriamente il ritiro. Le didascalie che accompagnano la mostra non fanno alcun riferimento a queste complicazioni vissute dal pugile.
L’allestimento propone una ricostruzione storica delle condizioni economiche e sociali degli anni ’30. Non è bastata la composizione bipartisan del comitato scientifico dell’iniziativa per evitare che il personaggio Carnera fosse presentato in primo luogo come figura capace di riscattare il destino collettivo degli italiani emigranti, subordinando in questo modo l’esperienza vissuta dal pugile al ruolo che fu a lui attribuito. Nessuno sforzo è stato compiuto per allontanare l’iniziativa di commemorazione dalle interpretazioni dominanti.
L’oltraggio più esplicito alla memoria del pugile si trova al termine del percorso espositivo, quando si arriva al bancone del merchandising. Accanto al catalogo della mostra e ai guantoni da boxe, dietro i ragazzi addetti alla vendita leggermente imbarazzati, sono esposti cappellini e magliette marcate da tricolore, stemma di casa Savoia, fascio littorio e motti fascisti.
La mostra è itinerante e dopo Milano verrà allestita a Roma, Pordenone e poi in America.
L’appropriazione della simbologia dello sport da parte delle forze politiche non è una novità. Continua però a stupire come tali strumentalizzazioni, sotto il patrocinio di istituzioni locali e nazionali, continuino a passare inosservate agli occhi dell’opinione pubblica.
La memoria del campione Primo Carnera stramazza al tappeto, e con lui l’universalità del linguaggio sportivo.

“Primo Carnera: ipotesi di un mito”, fino al 28 gennaio 2007, Palazzo della Ragione, Piazza Mercanti – Milano.

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