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LA CONQUISTA DELL’AFRICA 8 novembre 2006

Posted by tom in POLITICA E COOPERAZIONE.
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Il grande Forum di cooperazione sino-africano di Pechino del 4 e 5 novembre – il terzo dal 2000 -, cui hanno partecipato 53 capi di Stato e di governo del continente nero, si è concluso con la firma di 16 contratti di commercio e investimento bilaterali, per un valore di 1,9 miliardi di dollari. A giudicare dalle tendenze attuali, è possibile che il volume dei commerci e degli investimenti cinesi supererà presto quello dei tradizionali legami commerciali dell’Africa con le ex potenze coloniali: Inghilterra, Francia, Germania, Belgio e Portogallo. Con numerose conseguenze politiche:la “generosa” ospitalità cinese, ad esmpio, si è spinta fino ad accogliere anche i rappresentanti di cinque governi africani che hanno ancora relazioni diplomatiche con Taiwan.
Il ministro cinese per il commercio estero e la cooperazione economica considera infatti l’Africa un luogo di fondamentale importanza strategica di lungo periodo, come dimostrano gli scambi economici e culturali: sono oltre 700 i progetti finanziati da Pechino in 49 paesi dell’Africa e oltre 10.000 studenti africani che hanno frequentato scuole e università cinesi.
L’economia cinese e quella africana sono particolarmente complementari, specialmente laddove, nel vuoto lasciato dall’occidente (che considera molto rischioso investire in economie in guerra e in governi spesso corrotti e politicamente instabili), la fame cinese per le materie prime – di cui ha bisogno per alimentare la propria vertiginosa crescita – si incontra con la disperata necessità africana di investimenti e competenze tecniche.
Già nell’ottobre di quest’anno la Cina aveva cancellato poco meno di 11 miliardi di yuan (1,1 miliardi di euro) dal debito di 31 paesi africani aderenti. Ha fatto poi grandi sforzi per sviluppare strette relazioni con paesi produttori di petrolio quali Algeria, Angola, Nigeria e Sudan. Si è interessata a diamanti, oro, platino, ferro e prodotti agricoli, quali cotone e tabacco. E in cambio ha offerto supporto tecnologico e finanziamenti per la costruzione di ferrovie, strade, edifici, linee elettriche e telefoniche, e prospezioni minerarie. Lo scopo: sfruttare questi strumenti nell’ambito di una più ampia strategia volta a costruire una propria influenza sul continente.
Tuttavia la Banca Mondiale accusa Pechino di investire violando le regole poiché le aziende cinesi vincono appalti grazie agli aiuti governativi: lo Stato si assume tutto il rischio di impresa. Ma non solo: in Sudan Pechino per “proteggere” i propri pozzi di petrolio ha dato aiuti economici e militari al governo durante la guerra civile e il genocidio in Darfur e si è opposta alle sanzioni chieste all’ONU minacciando il veto. In Angola invece gli aiuti cinesi (la commutazione del debito in barili di petrolio) hanno consentito al governo di rifiutare la proposta del FMI che, in cambio di prestiti, chiedeva una verifica internazionale sui contratti petroliferi e una riforma del corrotto sistema di potere che beneficia una ristretta elite ma lascia 13 milioni di abitanti nella povertà.
I cinesi, in effetti, hanno un atteggiamento ambiguo verso le regole e le istituzioni sopranazionali: le rispettano quando servono, per esempio per essere ammessi al WTO, ma non hanno alcuna remora a violarle quando c’è convenienza a farlo. E se da un lato si tratta di una politica non molto diversa da quella di altri attori di primo piano sullo scacchiere internazionale, dunque di un sano esercizio di realismo, dall’altro da qui a parlare di reali prospettive di sviluppo per l’Africa ce ne vuole, e pure parecchio. Non è un mistero infatti che la Cina miri anche a dotarsi di una nuova riserva di forza lavoro a costi ancora più bassi dei propri e naturalmente di una buona discarica per i non pochi rifiuti tossici prodotti.
Sul fronte internazionale questo atteggiamento permette al gigante asiatico di segnare punti a suo favore nel settore del commercio lavandosi le mani di tutto il resto, ossia garantendo a ogni oppressore del continente nero di agire indisturbato purché disponibile a sviluppare trattati commerciali. Molti analisti osservano infatti che Pechino non si cura affatto di come i fondi pagati agli stati vengano realmente utilizzati, consentendo a governi corrotti di taglieggiare le somme ricevute, mentre gli Stati occidentali spesso pretendono di sapere come il denaro è usato.
Anche in Africa sono cominciate a farsi sentire le prime proteste: in occasione delle ultime elezioni in Zambia uno dei partiti aveva condotto la propria campagna elettorale all’insegna della lotta alla nuova colonizzazione cinese, aizzando la popolazione locale contro i circa 30.000 cinesi residenti. Tuttavia nella maggior parte del continente nero prevale un’altra linea di pensiero. Significativa a questo proposito la posizione del Governo Etiope: andato al governo grazie alla barbara repressione delle opposizioni, che avevano vinto le elezioni del maggio 2005, Meles Zenawi in un’intervista all’agenzia cinese “Xinhua” respinge le accuse dei “mass media occidentali” secondo cui Pechino starebbe saccheggiando l’Africa, inondandola di prodotti basso prezzo e di bassa qualità che mettono in crisi i produttori locali. Il presidente dell’ex colonia italiana ha dichiarato che “i paesi africani hanno sempre venduto le loro risorse naturali prima dell’interessamento della Cina. E non hanno avuto buoni prezzi. La Cina ora compra a prezzi migliori”. E soprattutto, aggiungiamo noi, non fa alcuna pressione perché il governo si impegni a promuovere giustizia sociale e stato di diritto.

–link–

La politica cinese per l’Africa (Ministero degli affari esteri cinese, 2006)
La Cina in Zimbabwe (2005)
L’influenza cinese in Africa: implicazioni per gli USA (Herritage Foundation, Febbraio 2006)

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Commenti»

1. tom - 9 novembre 2006

Il 9 novembre anche la Corea del Sud ha aperto il primo incontro ufficiale con i leader dei Paesi africani. Seoul ha già stanziato 100 milioni di euro per il continente nero, ribadendo il suo desiderio di “condividere la propria esperienza industriale e tecnologica con l’Africa, un continente che vogliamo aiutare tramite progetti pubblici nel campo sanitario e politico”. Ovviamente anche in questo caso in cambio di materie prime.
Maggiori notizie su questo al link: http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=7705


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