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LA CINA SCENDE IN PIAZZA 3 novembre 2006

Posted by tom in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE.
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Manifestazione Falun Gong

Il 21 Ottobre, tra i negozi di Chinatown, facce angosciate hanno sfidato i già difficili rapporti con i residenti italiani di via Paolo Sarpi per essere ascoltati e distribuire volantini: nel loro paese d’origine quelli come loro vengono perseguitati. Anche se in vista delle Olimpiadi del 2008 Jang Zemin ha dichiarato che “oggi è il tempo migliore per i diritti umani”, in Cina le libertà religiose, civili e politiche restano un miraggio.

In un attimo i cinesi che ci hanno fermato si sono moltiplicati e sono arrivati a decine a raccontare: da anni Pechino si accanisce contro il Falung Gong, un insieme di pratiche del corpo e della mente di derivazione insieme buddista, confuciana e taoista che si basano su zhen, shan e ren (verità, compassione e tolleranza). Fondato e diffuso nel 1992 da Li Hongzhi, in quattordici anni ha raccolto oltre 70 milioni di praticanti; e sebbene le autorità parlino solo di 20, questi sono oggi più numerosi dei membri del Pratito Comunista Cinese. Fa significa legge, Lun significa ruota e Gong è la coltivazione della propria anima. Alla disciplina spirituale va poi aggiunto lo Xiu Lian, i cinque esercizi fisici che servono a favorire la circolazione armoniosa dell’energia vitale. I manifestanti della comunità milanese chiedono di poter uscire dall’illegalità in cui sono relegati in patria e che li hanno resi continuo oggetto di vessazioni, arresti arbitrari e diffamazione sulla stampa ufficiale.

Ma perché il regime si oppone alla pratica? Per la sua semplicità il Falun Dafa, come viene anche chiamato, si diffonde nella società a tutti i livelli, dai contadini agli impiegati, dai bambini ai generali dell’esercito, e soprattutto nelle regioni costiere a più alto sviluppo. Questa caratteristica lo rende capace di mobilitare masse di gente e laddove le ideologie sono ancora tollerate, come a Hong Kong e Manifestazione 21 ottobreTaiwan, all’alba i giardini si riempiono di decine e decine di persone in tuta gialla, il colore del buddismo, della cui coltivazione il movimento è una delle 84 mila vie. Visto che l’instabilità e il malcontento si diffondono nel paese e nella storia del gigante asiatico molte rivolte sono iniziate come movimenti religiosi, il regime ne ha paura.

Ma più di tutto contano i fatti: a seguito della massiccia campagna di stampa che lo denunciava come xiejiao, “insegnamento di falsità” o “setta”, nel 1999 i suoi membri hanno dato vita alla più grossa manifestazione di protesta dopo la rivolta di piazza Tienanmen, accerchiando in pochi minuti il quartiere di Zhongnanhai, vigilatissima e impenetrabile sede della nomenklatura governativa. Allora la polizia deportò migliaia di loro nello stadio di Pechino e poco dopo venne istituito un corpo speciale senza vincoli costituzionali, “l’ufficio 6-10”, che avviò la carcerazione sistematica uccidendo almeno quattro membri in seguito ai maltrattamenti subiti. La repressione fu poi rinnovata nell’Aprile 2005, quando un funzionario di Pechino ribadì che il gruppo venne bandito in quanto “eretico” ed ogni attività a esso legata fosse considerata illegale. Infine, Amnesty International ha denunciato che la campagna ufficiale di pubblico vilipendio del Falun Gong in atto sulla stampa ufficiale contribuisce a creare un clima di tensione contro i praticanti, col rischio di ingenerare atti di violenza contro di loro.

Nonostante questo il Falun Gong non ha piegato la testa e innumerevoli manifestazioni, specialmente nelle comunità di espatriati (lo Zuhan Falun, il libro guida della disciplina, è stato tradotto in oltre 30 lingue), hanno aumentato l’interesse della comunità internazionale. Quest’anno Edward McMillan-Scott, vicepresidente del Parlamento Europeo e ispettore designato del nuovo European Instrument for Democracy and Human Rights, ha reso pubblico un rapporto sul suo incontro segreto del 21 maggio con due praticanti a Pechino. Per tutta risposta il suo interprete è stato arrestato e uno degli intervistati, il signor Cao Dong, rimane tuttora in prigione.

Bank of China Milano

I canadesi David Matas, avvocato internazionale per i diritti umani, e David Kilgour, ex segretario di stato per l’Asia e Pacifico ed ex membro del Parlamento, hanno redatto insieme un rapporto che confermerebbe la raccolta di organi praticata sui membri del movimento in Cina quando erano ancora vivi. Sebbene il Governo cinese abbia risposto di attenersi ai principi guida che l’OMS ha ratificato nel 1991, che proibiscono la vendita di organi umani e che obbligano al consenso preventivo all’espianto, questa dichiarazione è in palese contrasto con la documentata pratica di compravendita di organi dei condannati a morte. E sebbene i dati forniti dal movimento non siano ancora documentati, la reticenza del PCC a indagini indipendenti non fa altro che rendere l’espianto d’organi illegale qualcosa di più di un sospetto.

Dopo il coinvolgimento di alte cariche istituzionali, la storia si dovrebbe concludere con il lieto fine. Gli aiuti però arrivano a singhiozzo e i governi occidentali, gli unici che potrebbero essere realmente efficaci, sembrano troppo intimoriti dal crescente ruolo cinese nell’economia mondiale per alzare la voce. Chiediamo allora a Silvia e Antonio, due rappresentanti del movimento a Milano, che cosa intendano fare dopo la manifestazione. Rispondono che il 4 aprile è stato costituito il “Comitato per Indagare sulla Persecuzione del Falun Gong” (CIPFG), che ha recentemente chiesto al PCC di aprire i campi di concentramento a un’indagine indipendente e rigorosa. L’obiettivo, ancora da concretizzarsi, è quello di andare in Cina a raccogliere documentazione, prima che le prove siano eliminate e i reclusi messi per sempre a tacere. Forse così nasceranno nuove e più vaste manifestazioni e la loro eco trasformerà gli investimenti da esclusiva fonte di guadagno economico a veicolo di rispetto dei diritti umani di un miliardo e mezzo di persone.
Alcuni video ai link:
http://video.google.com/videosearch?q=falun+dafa&so=0

http://www.youtube.com/results?search_query=falun+gong

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Commenti»

1. Charles Liu - 6 novembre 2006
2. tom - 8 novembre 2006

Gentile signor Liu,
leggo con interesse i documenti che lei ha segnalato. Anche Harry Wu in effetti, noto attivista pei i diritti umani in Cina, seganala che le cifre del Falun Gong potrebbero essere gonfiate. Ma siamo tutti convinti che se il Governo cinese permettesse agli osservatori di accedere e verificare tante voci potrebbero essere smentite, e che invece la reticenza del PCC a indagini indipendenti rende la violazione dei diritti umani nel paese qualcosa di più di un triste presagio o di un sospetto. Su tutti mi sento di segnalare il rapporto di Amnesty International a riguardo.

Questi invece i link dei due documenti citati nell’articolo
Matas:
Epoch Times:

Aggiungo infine, per spezzare una lancia in favore del governo cinese, una buona notizia annunciata da Peacereporter:

3. bobby fletcher - 9 novembre 2006

perdono, ma Amnesty International non sostiene l’allegazione di vivisection del Falun Gong.

4. tom - 12 novembre 2006

Non credo di dover essere perdonato di nulla. Il governo cinese, se ritiene vengano dette mezogne, permetta indagini indipendenti e senza preavviso. Poi se ne riparlerà.


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