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LA MALEDIZIONE DI PALAZZO MARINO 3 aprile 2006

Posted by tom in SATIRA.
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Nel 1500 il Ducato di Milano era la città più ricca d’Italia e faceva gola a molte monarchie straniere, finanche al Papa. Dopo durissime battaglie Carlo V, l’imperatore “sul cui regno non tramonta mai il sole”, stabilì il suo insonne e incontrastato dominio. Allora molti importanti uomini della città, timorosi di perdere i loro patrimoni, si improvvisarono banchieri fornendo prestiti ingenti al sovrano, che doveva foraggiare gli eserciti e mantenere alto il tenore di vita dei suoi funzionari. Fra questi, il conte Tommaso Marino, arrogante e prepotente, grazie al potere del suo denaro credeva fosse possibile ottenere tutto.
Un giorno il conte, mentre camminava altezzoso per le vie del centro, vide uscire dal ricovero della chiesa di San Fedele una giovane e bellissima vergine. S’informò e venne a sapere che la ragazza si chiamava Ara, figlia di sua Eccellenza Cornaro, patrizio veneziano. Tommaso Marino chiese la mano della bellissima Ara, ma si sentì rispondere con un rifiuto. Il patrizio Veneziano non avrebbe mai concesso in sposa sua figlia a chi non le avesse offerto un alloggio degno dei palazzi della fastosa città lagunare.
Il banchiere si diede allora da fare per costruire, nel luogo in cui aveva incontrato per la prima volta la sua amata, di fianco alla chiesa, un palazzo insuperabile per lusso e splendore, come non se n’erano ancora visti in tutta Milano. Appiccò dunque il fuoco ad alcune stalle che sorgevano in Piazza San Fedele, ricattò un locandiere e un vetraio proprietari di alcuni palazzi, comprò giudici e tribunali per accelerare gli iter burocratici, fece spedire a predicare in Persia il parroco della chiesa contrario ai suoi progetti e finalmente, nel 1558, la prima pietra fu posta e pochi mesi dopo Marino riuscì a sposare la bellissima Ara.
Pochi anni dopo però, in un nebbioso giorno d’inverno, passò dalla città un oscuro profeta straccione che, venuto a conoscenza di questa storia di soprusi e meschinità, maledisse Palazzo Marino: “Questa congerie di pietre, innalzata con il frutto di tante rapine, o cadrà in rovina, o sarà rubata da un altro ladrone, o brucerà“. La prima profezia si avverò poco dopo, quando il palazzo cadde in rovina a causa della vita dispendiosa del Marino, che diede presto fondo all’ingente ricchezza accumulata, perdendo pure la fiducia del Governo e di altri facoltosi clienti. La terza profezia non si è mai avverata, per fortuna. La seconda invece si è talmente radicata che già dal XVII secolo fu legalizzata dai milanesi impauriti: da allora infatti i ladroni, con tranquilla e meticolosa ortodossia, si alternano pacifici ad occupare le stanze del Palazzo.

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