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INCUBO DELLO STUDENTE APPENA TORNATO DALL’ERASMUS 3 ottobre 2005

Posted by tom in SATIRA.
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Oggi tre ottobre, indeciso giorno d’autunno, torno a Milano, mia città natale. E mi ricordo Montale: “Prima / del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che / il saggio non si muova e che il piacere / di ritornare costi uno sproposito.”  Ma dopo il viaggio? Siamo sicuri che ritornare ci piacerà? Non mi è costato uno sproposito, anzi!, stare fuori. Decido però di onorare quei versi. Montale se lo merita. E nonostante la pioggia e l’umido stilo un rampante e luminoso programma di vita neo-milanese: scrivere la tesi, comprare un libro che all’estero non esisteva e che da tempo voglio leggere, frequentare alcuni seminari sui diritti umani. Bisogna anche farsele piacere le cose – mi dico – per amarle davvero. E comunque mi reco, prima di andare in Università, subito in pellegrinaggio sotto la Madunina, perché senza di lei ogni sforzo sarebbe vano.
Tempo un’ora, (e menomale che almeno quella statua d’oro me la sono ingraziata)ed ecco finalmente il girgio, cinico benvenuto milanese: dei seminari e dei dottori che li dovrebbero tenere nessuna traccia (la segretaria mi ha detto di provare a medicina, che lì ce ne son tanti); il professor Outis, stranoto opinionista del Maurizio Costanzop Show, anche lui disperso, a tempo indefinito, in un’odissea alcolica tra i bar del centro; gli altri  laureandi, Penelopi inquiete e rimuginanti nei corridoi del dipartimento, fanno e disfano la tesi per dar l’impressione al Maestro, ma soprattutto a se stessi, di combinare qualcosa, in attesa di un’indispensabile raccomandazione post-laurea per un lavoro malpagato, ripetitivo e che non c’entrerà un beato nulla coi loro studi; infine, il libro, In questo Stato, di Michele Arbasino, feroce satira dei malcostumi italiani, liberamente censurato dal mercato sin dagli anni ottanta, è disponibile solo dopo una settimana di moduli e cinquanta euro di tessera associativa alla biblioteca. Milan l’è semper un gran Milan. Aveva dunque torto Montale: il saggio si muove eccome. Quello che non fa non è viaggiare, ma tornare, specie in autunno a Milano. E a noi altri fessi, in perenne in attesa di tempi e luoghi migliori, non resta, da solerti lavoratori, che aspettare il sole con l’ombrello sottobraccio. Sarà che ci piace autopunirci così – mi dico. E mi mando a quel paese da solo. E spero di restarci più a lungo, stavolta.

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