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Orchestra Amatoriale Milano – Cambristi 17 gennaio 2012

Posted by tom in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, ECONOMIA E SOSTENIBILITA', MILANO, EUROPA, POLITICA E COOPERAZIONE, SATIRA, STRUMENTI.
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Milano vede la nascita dei gruppi cambristi, gruppi di musicisti amatoriali e per musicisti non professionisti.

E’ nato a Milano l’esperimento dei Cambristi, gruppi ed ensemble di musica da camera fondati e gestiti da musicisti amatori per musicisti amatori. L’idea alla base del progetto è che la musica d’insieme sia un fatto non solo tecnico ma anche civile e sociale. Inoltre migliori saranno gli amatori, coloro che praticano la musica, migliore sarà anche l’attività professionale.

Il reclutamento è aperto a tutti i musicisti – studenti, dilettanti o ex-professionisti – che vogliono partecipare del miracolo della musica. Maggiori informazioni sul sito www.aimamusic.it o scrivi a info@aimamusic.it

www.aimamusic.it

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abapablap 30 novembre 2007

Posted by tom in Uncategorized.
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abapablap

“Il Tratado de Libre Comercio puzza”, il Costa Rica festeggia il 1 maggio 8 maggio 2007

Posted by ilduca00 in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, ECONOMIA E SOSTENIBILITA', POLITICA E COOPERAZIONE.
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Luglio 2006, dopo mesi di negoziazioni segrete il presidente Rodriguéz del Costa Rica firma il Trattato di Libre Comercio con gli Stati Uniti d’America, accordo che istituisce un regime commerciale speciale tra il Costa Rica e gli USA, abolendo i dazi doganali per una serie di prodotti, soprattutto agricoli; il trattato ha come obiettivo la creazione di una zona commerciale franca in cui le imprese costaricense e statunitensi possano scambiare prodotti e effettuare investimenti senza le attuali limitazioni e imposte.

Attualmente il TLC è in vigore tra gli Stati Uniti e tutti i paesi del Centro America; il Costa Rica è l’unico paese che non l’ha ancora ratificato. In Messico, il solo paese in cui è in vigore da qualche anno (1994), le condizioni economiche sono peggiorate: come segnala il rapporto “Mexico e los Derechos Humanos en el 2007” della ONG CEJIL, l’economia è divenuta instabile, dipendente dalle esportazioni e con un alto grado di privatizzazione dei servizi pubblici. Inoltre il Messico si trova in una situazione di tremenda disugualianza nella distribuzione della ricchezza: quasi 30 milioni di persona vivono in una estrema povertá, mentre il 40 per cento della ricchezza del paese è concentrata nel 5 per cento della popolazione. Il Banco Mondiale ha segnalato il Messico tra i dieci paesi al mondo con maggiore disugualianza sociale.

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1 Maggio 2007. Sole caldo, giornata di festa, quell’aria silenziosa che precede le mobilitazioni di popolo. Avvicinandosi verso il centro di San José si scorgono baracchini con bandiere e spille, che stanno preparando gli spuntini fumanti aspettando i clienti, passanti sostano ai lati della strada aspettando il corteo, giovani donne isolate si affrettano, risalgono gli isolati fino al Parque Central. Sono migliaia, una moltitudine in marcia piena di colori e suoni. Dalle 9 hanno cominciato a radunarsi studenti, ambientalisti, cooperanti, agricoltori, lavoratori. È la loro festa, la festa di tutti coloro che lavorano e vogliono anche cantare, correre, gridare la loro contrarietà al TLC. Hanno preparato striscioni simpatici che ironizzano sulle qualità sessuali del presidente, tamburi, mayorette, balli indigeni e cori. I vecchietti ricordano gli eroi cubani al microfono, gli universitari temono per il loro futuro impiego, le madri per l’assicurazione sanitaria per i figli; all’orizzonte appare un Don Chisciotte di cartapesta a memoria di come combattano contro i mulini a vento.I partecipanti hanno un sorriso stampato in viso e la loro bandierina del Costa Rica in mano, sventolante. Sono lì a manifestare per il loro paese, perché non venga svenduto, perché possano partecipare alle decisioni che direttamente li riguardano, per acquistare una visibilità nazionale, per convincere il loro vicino imprenditore di caffè che gli stanno mettendo una carotina sotto il naso mentre il carotone arriva alle spalle.

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Anche ad inesperte menti appare evidente come la differenza enorme di sviluppo economico che esiste tra USA e Costa Rica possa essere decisiva nell’analizzare le conseguenze che avrebbe il TLC sulla loro economia. La creazione di uno spazio di libera concorrenza apporta benefici ai tutti partecipanti nel momento in cui i soggetti partono da simili condizioni economiche e strutturali. L’Europa infatti accompagna l’integrazione nel mercato unico dei paesi del’est con una serie di incentivi e facilitazioni che hanno come obiettivo la crescita dell’economia in modo tale che si raggiunga velocemente un grado di sviluppo economico simile a quello degli Stati europei occidentali.

Il Costa Rica è un paese in via di sviluppo con un PIL pari allo 0,54 per cento di quello USA; è costituito da piccole e medie imprese che avrebbero notevole difficoltà a concorrere con le loro equivalenti americane, le quali oltre ad essere strutturalmente più solide e grosse, ricevono sussidi statali. È evidente come la maggiore produzione e i prezzi inferiori dei prodotti statunitensi non gravati da imposte consenta alle imprese USA di invadere il mercato costaricense, mentre pare improbabile il contrario, mettendo in seria difficoltà le aziende che non ridurranno i costi di produzione. Ed è tristemente noto come i primi costi che vengono tagliati dalle imprese latino americane siano i fondi destinati alla sicurezza e alla prevenzione dell’inquinamento, e la manodopera in soprannumero. Dopotutto è lo stesso TLC che stabilisce la prevalenza dell’interesse commerciale sulla legislazione in tema di sicurezza lavorale, ambiente, educazione, assicurazioni sociali e sanità (Art. 1)

Non si capisce quindi come mai il Presidente Arias, recentemente eletto, si spenda con anima e corpo in favore dell’approvazione di un trattato che avrà conseguenze negative sull’economia e sulla società costaricense. Il TLC si applicherà alle produzioni di riso, fagioli, caffè, principali esportazioni del paese, e a tutta una serie di prodotti agricoli, sanitari, tecnologici e in generale a tutti i beni commerciabili. Inoltre il trattato, negoziato segretamente dal suo predecessore, è a forte rischio di incostituzionalità, come segnalato da una ventina di professori di diritto dell’università del Costa Rica. Il presidente potrebbe quindi smarcarsi dal suo predecessore chiedendo agli USA una rinegoziazione dell’intero trattato portando avanti gli interessi nazionali tipici e le richieste di gran parte delle classe sociali. Invece ha dichiarato che sogna la notte quanti benefici porterà al suo paese. Forse stava pensando agli introiti della sua azienda, esportatrice in tutta America di alcool, recente business latino americano, la quale grazie al TLC avrà maggiori accessi al mercato statunitense.

Aiutati dalla ricorrenza internazionale la marcia del 1 maggio ha avuto una buona partecipazione di pubblico anche se non ai livelli del 26 febbraio quando trecentomila persone (su 4 milioni di abitanti, è come se in Italia si radunassero 5 milioni di persone) sfilarono per le strade della capitale contro la ratificazione del TLC. Il movimento del no al TLC aveva convocato la manifestazione con mezzi di fortuna, come il passaparola e internet, poiché televisioni e giornali nazionali avevano cercato di condannare la protesta all’invisibilità, salvo poi decidere di parlarne solo per denigrare ed attaccare i partecipanti. Il movimento è un felice esempio di mobilitazione popolare in cui persone con gli interessi più disparati si uniscono nella lotta contro un trattato che può compromettere la costituzione del paese e il loro futuro sociale e lavorativo; è un movimento democratico, senza leader, di aggregazione popolare, privo di implicazioni politiche, spontaneo, che utilizza internet per diffondersi. Nonostante sia stato accusato di essere un movimento di perdigiorno trozkisti, formato da poche centinaia di persone, è riuscito ad ottenere la convocazione di un referendum che decida sulla ratificazione del TLC, dimostrando che forse scendere in piazza fa bene alla democrazia. Il referendum svolgerà a settembre 2007, speriamo.

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Andrea Cerami

COOPI E LE MIGRAZIONI 18 aprile 2007

Posted by francescostaro in POLITICA E COOPERAZIONE.
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Una ricetta per mettere in discussione le proprie certezze e sfatare falsi miti? Lavorare nel campo delle migrazioni. Ciò vale soprattutto per una organizzazione non governativa che, abituata a lavorare prevalentemente in paesi terzi, potrà trovare in un progetto dedicato ai migranti domande scomode e stimolanti. (altro…)

CORRUZIONE E PROGETTI DI SVILUPPO: UNA PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA 16 aprile 2007

Posted by francescostaro in POLITICA E COOPERAZIONE.
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1.Introduzione
2.Perchè un’antropologia della corruzione
3.La corruzione nei progetti di sviluppo dell’India rurale
4.Conclusioni: combattere la corruzione?

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Il Quinto Fabio Massimo venezuelano 6 aprile 2007

Posted by ilduca00 in MILANO, EUROPA, POLITICA E COOPERAZIONE.
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Nel febbraio 2007 il presidente della repubblica bolivariana del Venezuela Hugo Chávez ha ottenuto dal proprio parlamento l’approvazione della Ley Habilitante, legge che consentirà, per un periodo di 18 mesi, al presidente di promulgare decreti che avranno forza di legge su materie importantissime come la trasformazione delle istituzioni venezuelane, le finanze pubbliche e sociali, le telecomunicazioni, l’ordinamento penale, le infrastrutture, i trasporti, il diritto alla casa, la sicurezza nazionale. In altre parole Chávez, al terzo mandato, ottenuto con oltre il 60% dei suffragi, ha ottenuto la concentrazione dei più significativi poteri del parlamento nelle sue mani, esautorandolo dalla sua tipica funzione legislativa e trasformando di fatto il Venezuela in una sorta di dittatura personale a termine simile a quella che veniva instaurata nella Roma antica in caso di grave emergenza nazionale. (altro…)

(DIS)ORDINE GLOBALE 20 marzo 2007

Posted by francescostaro in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, STRUMENTI.
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“Se la tua abitazione è attualmente occupata, è possibile reclamarne la proprietà. Non ci sono scadenze per questo tipo di richieste”. “Se la tua abitazione è stata distrutta o danneggiata durante la guerra, puoi richiedere assistenza presso gli uffici ministeriali o presso le Ong coinvolte nei progetti d ricostruzione”. “Se hai il sospetto che siano presenti delle mine nella tua proprietà, contatta l’ufficio del Ministero della Difesa più vicino per richiedere una bonifica del terreno”.
L’assurdità delle guerre del ventunesimo secolo si può leggere a chiare lettere nei numerosi documenti prodotti dalle organizzazioni internazionali coinvolte nei conflitti. Le frasi sopra citate sono tratte dal Manuale per i rifugiati di ritorno in Bosnia ed Erzegovina distibuito alla popolazione bosniaca nei 2001 da un commissariato ONU. Il linguaggio burocratico utilizzato nel manuale stride con le sofferenze a cui si cerca di fornire un sostegno. Questi documenti danno un’idea della contraddittorietà in cui ci si imbatte nell’avvicinarsi al complesso tema delle guerre globali. (altro…)

IMMIGRAZIONE: RAPPORTO ISMU 2006 7 marzo 2007

Posted by tom in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, MILANO, EUROPA, STRUMENTI.
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“La presenza straniera ha introdotto un processo di cambiamento demografico che comporta nuove sfide relative alle possibili forme di sperimentazione della convivenza interculturale, la cui difficoltà principale consiste nel delicato e necessario equilibrio tra il diritto alla differenza e il dovere all’integrazione.” Comincia così il XII Rapporto sulle migrazioni elaborato dalla Fondazione ISMU (Iniziative e studi sulla multietnicità). Al pari di altri Paesi europei, dunque, l’Italia è sempre più multietnica. (altro…)

IL PATTO DI LEGALITA’ E SOCIALITA’ 7 marzo 2007

Posted by tom in DIRITTI E SOCIETA' CIVILE, MILANO, EUROPA.
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Presentato dal sindaco Moratti come lo strumento che farà scomparire la criminalità rom, il patto di socialità e legalità firmato dagli abitanti dei campi nomadi è invece un istituto dallo scarso valore giuridico e dalla preoccupante valenza politica e sociale. (altro…)

BOSNIA: ORA TOCCA ALL’EUROPA 21 febbraio 2007

Posted by francescostaro in POLITICA E COOPERAZIONE.
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A giudicare dall’attuale situazione della Bosnia Erzegovina, interessata da oltre un decennio di aiuti umanitari missioni di pacificazione dopo la guerra dei primi anni ‘90, le capacità di risoluzione dei conflitti della comunità internazionale lasciano alquanto perplessi. (altro…)